“Neanche un filo d’erba”

SOCIOANALISI NARRATIVA DI UN CARCERE MINORILE

In questo cantiere socioanalitico, realizzato con una ventina di ragazzi di varie nazionalità passati per l’IPM Beccaria di Milano, sono esplorati i nodi degli Istituti Penali per Minorenni così come vengono percepiti, vissuti e raccontati direttamente dai giovani reclusi. Quella che si configura come una risposta istituzionale all’arrivo sulle coste italiane di numerosi “minori non accompagnati”, che prevede un apparato legislativo sempre più repressivo, viene qui messa apertamente in discussione, poiché per questi giovani migranti significa uno sbarramento radicale alla possibilità di costruirsi una vita dignitosa e autonoma. Respingendo sulla strada tantissimi “minori stranieri”, l’attuale “sistema di accoglienza” li espone a diventare prede potenziali degli IPM. Luoghi nei quali la violenza esercitata sui loro corpi (dall’assenza di attività creative e remunerate, di mediazione linguistica, di spazi per sé, fino alle minacce, i pestaggi e la sedazione farmacologica) si estende alla sfera spirituale (il disconoscimento della loro religione) e identitaria (l’impossibilità di avere un documento che consenta un percorso legale). Le voci di queste giovani vite chiuse per mesi, in alcuni casi anni, in spazi senza “neanche un filo d’erba” ci interrogano. Nella prospettiva di un superamento di queste istituzioni, l’ascolto di queste voci può costituire una traccia su cui avviare percorsi sociali, aperti e solidali, alternativi alla pena.


Paolo Bellati, operaio sociale (come definisce il suo lavoro di operatore), è redattore de L’Almanacco de La Terra Trema. Con Sensibili alle foglie ha partecipato a diversi cantieri socioanalitici pubblicati in: Respinti sulla strada (2009), Mal di lavoro (2013), La rivolta del riso(2014), Ombre digitali sul lavoro sociale (2022) e curato, con Laura Alemagna, L’ipocrisia del carcere di Francesco Costanzo (2024).

Renato Curcio, su questi temi, ha pubblicato, con Stefano Petrelli e Nicola Valentino, Nel bosco di Bistorco (1990); Reclusione volontaria (1997); I dannati del lavoro, (2007); Razzismo e indifferenza (2010); con Marita Prette e Nicola Valentino, La socioanalisi narrativa (2012); con Maurizio Alfano, Persone migranti (2024). 

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Siamo una cooperativa di produzione e lavoro dal 1990. Proponiamo un modo di cercare, di porre domande sui vissuti, sui dispositivi totalizzanti,  sulle risposte di adattamento e sulle risorse creative delle persone che li attraversano.

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