TEORIA E PRATICHE DI UN’ESPERIENZA DAL CAMPO: SPORTELLO TIASCOLTO
Questo volume nasce dall’esperienza decennale dello Sportello TiAscolto, riconosciuto come buona pratica per la promozione della salute e attivo in diverse città italiane. Collocandosi nell’intersezione tra salute mentale e giustizia sociale, il testo integra riflessioni teoriche a componenti pratiche per invitare cittadini e tecnici del settore a ripensare il senso stesso della cura, le sue pratiche e le origini profonde del malessere. Utilizzando le prospettive dell’epidemiologia sociale, della sociologia della salute, dell’antropologia, della salute mentale globale, gli autori evidenziano l’importanza delle dinamiche storiche, delle strutture e dei processi sociali, nonché delle dinamiche di potere, nella comprensione, nell’intervento e nella determinazione del disagio e del malessere, influenzati dalla diseguale distribuzione dei diritti e dalle condizioni sociali, economiche e culturali che plasmano la vita di persone, gruppi e comunità. In un’epoca di crescenti disuguaglianze, la salute mentale è entrata nel dibattito pubblico, accompagnata da una visione riduttiva, che limita il malessere a disturbi individuali, isolati dal contesto sociale, trasformando anche il disagio in una merce, contribuendo a modellare pratiche di cure che acuiscono le disuguaglianze. In questo scenario, il volume si propone come un messaggio di speranza e una risorsa, promuovendo un cambiamento culturale e offrendo la testimonianza di un’esperienza pratica che prova a restituire dignità, profondità e potere trasformativo alla salute mentale.
Matteo Bessone, Paolo Rabajoli, Marco Sassoon e Pietro Sarasso sono psicologi e psicoterapeuti dello Sportello TiAscolto. Integrando diversi orientamenti, che spaziano dalla psicoterapia all’antropologia e l’epidemiologia, sono interessati all’indagine e l’intervento sui rapporti tra psicologia, assetto sociale e salute pubblica. Insieme alle colleghe e i colleghi dello Sportello TiAscolto, promuovono un approccio alla salute mentale che coniughi il ruolo del professionista con la partecipazione civica, l’attivismo sociale e la critica alle iniquità strutturali.

