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MOSTRE
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L’Archivio di scritture scrizioni e arte ir-ritata
Ci sono inquietudini che germogliano nelle solitudini estreme, in luoghi senza tempo e senza forma. Insofferenze che chiedono, a chi le subisce, d’imbozzolarsi nell’estenuante ricerca di soluzioni anestetiche o di aprirsi all’ascolto dei sussurri e degli scricchiolii più profondi della vita. Vibrazioni dell’anima, che inducono il corpo a tracciare i segni della sua incerta esistenza su supporti d’ogni tipo, ricorrendo a linguaggi espressivi che oscillano tra parola, scrittura, segno d’emozione, manipolazione di materia, colore.
Il patrimonio espositivo dell'Archivio è attualmente di circa seicento opere, divise in due grandi sezioni: le istituzioni totali e il malessere della normalità.
Per le istituzioni totali sono rappresentate: l’ergastolo, il braccio della morte, il carcere, il manicomio giudiziario, le istituzioni psichiatriche nelle loro diverse forme (precedenti e successive alla legge 180), il campo di concentramento.
Alcuni autori di questa sezione hanno partecipato ai più significativi laboratori di creatività sorti presso diverse istituzioni psichiatriche o carcerarie: il laboratorio di pittura del Padiglione 8° del S. Maria della Pietà di Roma, La Tinaia di Firenze, i laboratori nati presso i Dipartimenti di salute mentale di Ischia (NA), Ponticelli (Na), Giugliano (Na), Castelnuovo nei monti (RE); il laboratorio del Progetto Ulisse, nato all’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia, l’atelier dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle stiviere (Mn. Altri materiali sono stati raccolti dalla comunità di S. Benedetto al Porto di Genova, dal Ser.T. di Maglie (Le), dai laboratori di creatività dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di S. Eframo (Na).
Per le condizioni d’esclusione sociale e di abbandono: opere provenienti dalla strada, dal mondo dei senza fissa dimora, dalle comunità terapeutiche, dai consumatori di eroina e altre sostanze psicoattive, daller case di cura per anziani.
Altre risorse creative nel malessere della normalità provengono invece dalla famiglia, dalla scuola, dagli ospedali e dal mondo del lavoro.
La tipologia delle opere
Si tratta principalmente di manoscritti, disegni, dipinti, tracciati sui più diversi supporti: dal rotolo di carta igienica ad ogni altro tipo di carta, dalla classica tela per dipingere, alle lenzuola e agli strofinacci in dotazione nelle carceri e nei manicomi, dal legno degli armadietti, alle ante delle porte. Nelle situazioni estreme viene utilizzato ogni tipo di supporto, sia per i limiti dei materiali a disposizione, sia perché l’accostamento ai vari linguaggi non è dettato dal desiderio di produrre un’opera, ma è originato innanzi tutto da una necessità autocurativa, che poco si cura del prodotto e molto si interessa della sua realizzazione. L’invenzione di nuovi mondi simbolici è, nell’atto creativo, una risorsa vitale, che consente alle persone di reagire alla condizione afflittiva in cui versano e di non lasciarsi morire.
Il materiale raccolto dall’Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata di Sensibili alle foglie in oltre dodici anni di lavoro, ha l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione culturale dei mondi simbolici creati in condizioni estreme di vita. Queste opere sono valorizzate prevalentemente con l’ideazione e l’allestimento di mostre itineranti e talvolta con pubblicazioni: i Cartabelli, una rivista che ospita documenti originali in versione monografica, e la collana Scrizioni ir-ritate, che propone lavori di approfondimento sulle scritture di singoli autori.
Le tre mostre maggiormente strutturate, allo stato attuale, sono Luoghi senza tempo e senza forma, per guardare all’esclusione sociale e Scrizioni ir-ritate, scarabocchi e altre risorse creative nel malessere della normalità, che guarda nelle istituzioni dell’inclusione sociale. Esse, tuttavia, possono essere articolate ed arricchite in base alle esigenze degli interlocutori che le richiedono.
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