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CANTIERI DI RICERCA
Cantieri Svolti
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Cantiere di ricerca sulle trasformazioni che investono l'organizzazione, la composizione e il mercato del lavoro nelle aziende globali della Grande Distribuzione Organizzata
La ricerca, inziata nel 2002 a Milano, è ancora in corso. Commissionata dal momndo sindacale, essa si svolge a Milano con lavoratrici e lavoratori delle aziende Auchan, Carrefour, IperCoop, Esselunga. I risultati fino ad oggi conseguiti sono stati pubblicati, a cura di Renato Curcio, nella Collana di Ricerche sociali.
Cantiere di ricerca sulle residenze psichiatriche post-manicomiali (SIR)
Il direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ASL NA 2, nell’anno 2002 commissionò alla cooperativa una ricerca per valutare l’effettiva uscita dai dispositivi dell’istituzione manicomiale delle nuove residenze psichiatriche allestite nel dipartimento di cui era responsabile. Il cantiere ha coinvolto personale delle residenze dei Dipartimenti Giugliano, Ischia e Pozzuoli. Vi hanno aderito: infermieri, animatori, educatori professionali, assistenti, psicologi e psichiatri, sia dipendenti della ASL che di aziende e cooperative che avevano in appalto attività riabilitative e di assistenza presso le SIR. L’insieme delle narrazioni raccolte ha consentito l’individuazione di alcuni dispositivi relazionali di eredità manicomiale ma anche di raccontare le risorse di sopravvivenza dei residenti e le modalità di adattamento degli operatori. I contenuti della ricerca sono pubblicati in: Istituzioni post-manicomiali.
Cantiere di ricerca sulla dispersione scolastica all’Istituto professionale (IPIA) di Bagnoli - Napoli
Nell’anno scolastico 1998 - 1999, la Presidenza di uno degli istituti professionali di Napoli con più alti livelli di dispersione scolastica, commissionò alla cooperativa una ricerca da svolgere insieme agli insegnanti della scuola impegnati nei progetti europei contro la dispersione. La commessa di lavoro fu successiva ad un episodio nel quale gli studenti dell’istituto, nel corso di un incontro con il magistrato per i minori, avevano sostenuto che stare a scuola fosse peggio che finire nel carcere minorile. La ricerca è nata quindi con l’obiettivo di esplorare i dispositivi della scuola che generavano negli studenti l’inquietudine del sentirsi in una gabbia peggiore della vera gabbia, con risposte che andavano dall’uso di sostanze stupefacenti, al danneggiamento dei locali scolastici, fino all’abbandono scolastico. Il gruppo di ricerca dopo aver registrato narrazioni riguardanti la quotidianità in quell’istituto decise di raccogliere direttamente il racconto degli studenti. Sulla base delle loro risposte è nata l’esigenza, poi attuata, di creare nella scuola uno spazio autogestito.
Cantiere di ricerca nella Casa di cura per anziani Villa delle Querce di Nemi (RM)
Tra il 1999 ed il 2000 la cooperativa "Sensibili alle foglie" ha coordinato un cantiere commissionato dalla "CGIL-funzione pubblica" della circoscrizione dei Castelli, in provincia di Roma, con lo scopo di esplorare le condizioni di vita dei ricoverati e le difficoltà dei lavoratori nei reparti di lungo degenza e nella "Residenza Sanitaria Assistenziale" della Casa di cura Villa delle Querce di Nemi (RM). Al cantiere ha partecipato sia personale infermieristico che della riabilitazione. Nel corso della ricerca il cantiere ha promosso due eventi all’interno della Casa di cura: una mostra di linguaggi espressivi di persone recluse e la presentazione del libro di Stephen Levine "Chi muore, quando si muore", per sollecitare l’attenzione verso la creatività delle persone anziane istituzionalizzate e la non rimozione dell’esperienza della morte. I due eventi sono stati anche immaginati per far emergere dinamiche istituzionali altrimenti nascoste. Alcune narrazioni del cantiere sono pubblicate in: Pannoloni Verdi.
Cantiere di ricerca all’IPAB Giovanni XXIII di Bologna
Durante un seminario tenuto dalla cooperativa, alcuni lavoratori impegnati nell’assistenza agli anziani presso l’IPAB Giovanni XXIII di Bologna ed iscritti alle RDB, osservarono che l’istituzione nella quale operavano era per molti aspetti gestita in modo manicomiale e quindi sarebbe stato interessante, per migliorare la qualità della vita dei residenti e le condizioni di lavoro, avviare una ricerca all’interno del "Giovanni XXIII". Il cantiere è nato nell’autunno del 2004 costituito da una ventina di partecipanti tra operatrici ed operatori, in gran parte assistenti di base.
IL cantiere è stato totalmente autofinanziato attraverso alcune cene sociali organizzate dai partecipanti, dall’Associazione Primo Moroni di Bologna e dalle RDB, nel corso delle quali sono stati illustrati, ai commensali sovventori, obiettivi e modalità della ricerca. La restituzione finale della ricerca, pubblicata nel libro Pannoloni Verdi, mettere a fuoco i dispositivi relazionali che caratterizzano la moderna istituzione totale per anziani, auspicando che si alimenti una sensibilità sociale che non consideri più come un peso, e quindi in "età terminale", le persone anziane, ammalate, e senza risorse.
Socioanalisi della Comunità di Capodarco.
La Comunità di Capodarco è nata sul finire degli anni sessanta liberando dalle istituzioni totali e dal chiuso delle famiglie le persone disabili. A molti anni dal processo fondativo è emersa la necessità di mettere a confronto l’esperienza attuale della comunità con quella delle origini, per rilevare i dispositivi d’istituzionalizzazione eventualmente reintrodotti nelle routine quotidiane. In accordo con la Presidenza della Comunità di Capodarco di Roma all’inizio del 2006 si è deciso di aprire un cantiere con lo scopo, espresso dalla Presidenza di allora, di favorire una democratizzazione dei meccanismi relazionali interni all’istituzione. Al cantiere hanno partecipato una trentina di persone, in prevalenza uomini e donne disabili ma anche volontari, operatori ed operatrici.
La narrazione complessiva che ne è risultata riguarda l’esperienza della comunità di Capodarco di Fermo nelle Marche e quella romana di via Lungro con le strutture comunitarie ad essa connesse. Il periodo indagato si riferisce alla nascita della comunità di Fermo sul finire degli anni sessanta e alla fondazione, nei primi anni settanta, della comunità di Capodarco di Roma. Significativi diventano gli anni novanta in cui viene decretata la fine di alcuni dispositivi basilari della comunità originaria.
Socianalisi della Comunità di base delle Piagge
La Comunità di base delle Piagge opera a Firenze nel quartiere da cui prende il nome. L’idea di aprire un cantiere socianalitico che avesse per oggetto d’interesse la stessa comunità si è fatta strada nel 2003. A partire da questa domanda: "Perché non istituiamo un cantiere dei vostri sull’esperienza che stiamo facendo alle Piagge e insieme cerchiamo di esplorare i dispositivi relazionali a cui ci affidiamo nelle nostre pratiche quotidiane?" Con la Comunità delle Piagge ci accordammo per sette incontri di quattro ore ciascuno in cui avremmo affrontato ‘in gruppo’, tutti insieme, alcuni snodi cruciali della loro esperienza: lo stato nascente, il processo di formazione delle decisioni, le pratiche lavorative, la scrittura collettiva, il denaro, le relazioni con il contesto, e l’autopercezione del senso della comunità.A questa prima fase della ricerca ne segue ora una seconda che ha per oggetto d’attenzione la pratica dell’autogestione.
Socianalisi di un Centro sociale autogestito
L’attivazione di dispositivi totalizzanti nella vita di relazione è un evento comune e spesso inconsapevole. Esso si manifesta anche in quei luoghi in cui gli attori affermano con enfasi e grande convinzione di voler costruire relazioni diverse, non conformi a quelle che si vivono oltre i loro muri. Nei Centro sociali, ad esempio. E un centro sociale di Torino, il Gabrio, ha voluto impegnarsi in un lavoro di socioanalisi riferito a se stesso. Il cantiere che ha preso in considerazione l’impostazione e le pratiche di autogestione delle varie attività e del centro sociale nel suo insieme , iniziato nel 2002, è ancora in corso.
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