Nel bosco di Bistorco: casa dell’arte ir-ritata
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Questo Archivio di opere di arte ir-ritata ha preso il nome Nel bosco di Bistorco dal libro che gli ha dato vita. Nelle bandelle della prima edizione, del 1990, era infatti pubblicato un appello ai lettori, che si può considerare l’atto fondativo di questa raccolta di materiali ed esperienze artistiche.
“Nel bosco di Bistorco: casa dell’arte ir-ritata” propone mostre itineranti e coltiva due progetti:
– La ricerca di uno spazio fisico a Roma nel quale esporre stabilmente le sue opere e costruire momenti di incontro e di confronto interculturale.
– La realizzazione di una galleria virtuale delle sue opere, per renderle fruibili da chiunque, in qualsiasi parte del mondo. La galleria è attualmente consultabile online con le prime 400 opere digitalizzate, grazie ai risultati della prima raccolta fondi. Verranno aggiunte progressivamente tutte le opere.

Chi vuole aiutarci in questi progetti può scrivere a sensibiliallefoglie@tiscali.it
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Il patrimonio espositivo della Casa dell’arte ir-ritata “Nel bo
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Sotto qualunque cielo e in ogni parte del mondo, ogni volta che
Scrizioni ir-ritate sui banchi di scuola
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Identità creatrici nella metropoli
La creatività dei giovani
La creatività nei centri sociali
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Luoghi senza tempo e senza forma
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Luoghi senza tempo e senza forma
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Laboratori di creatività nei Dipartimenti di Salute Mentale
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Identità creatrici sulla strada
Laboratori di creatività nei Dipartimenti di Salute Mentale
Questo l’appello  scritto nella bandelle della prima edizione (1990) di Nel bosco di Bistorco, che ha dato vita alla cooperativa Sensibili alle foglie e alla raccolta di opere eccedenti le norme dell’arte omologata precedentemente nominata “Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata” .

Caro lettore,
L'attraversamento del bosco di Bistorco per noi non è ancora finito. E, in un certo senso, non sarà mai finito. Altre sorprese ci attendono, altri incontri, altre esperienze. Così pure, crediamo, anche tu, a tuo modo, stai calpestando qualche sentiero dello stesso bosco. E lo crediamo perché l'esperienza della reclusione non inizia né finisce sulla soglia di un carcere, di un manicomio o di una qualche altra istituzione totale. Non concerne solo gli internati.
C'è una reclusione meno evidente, più sottile: quella che lega bambini, donne e uomini di ogni etnia, età, condizione sociale a quei “giochi” della vita quotidiana che, contro la loro stessa volontà, sono costretti a giocare. C'è quel ”dover stare al gioco” che rende per ciò stesso, assai spesso, il gioco della vita penosamente impossibile.
Ecco, nella metropoli sempre più differenziata, nel sovraccarico delle omologazioni, c'è questa difficoltà a vivere il presente, questa difficoltà antropologica diffusa, che mette un po' tutti davanti al dilemma: soccombere o accettare la sfida? La sfida dell'irritazione, della divergenza, del mutamento.
Diciamo allora che noi guardiamo le mille ir/ritazioni - i mille conflitti con la ragnatela di relazioni ritualizzate che operano coattivamente, le sofferenze generate dalla difficoltà a vivere nella trappola di quella ragnatela - come fossero linguaggi di rottura, stati modificati del corpo, transe curative.
È nostra convinzione, infatti, che gli stati modificati del corpo, gli stati personali e collettivi di transe fluida, svolgano in pratica una funzione curativa e, in potenza, una funzione creativa. Aprano, cioè, alla ricerca personalizzata di dimensioni Altre della vita relazionale - Altre, irrecluse, discontinue.
Scrivendo “Nel bosco di Bistorco” abbiamo inteso dare di ciò una qualche diretta testimonianza.
Se questo è lo scenario, ecco i nostri scopi:  promuovere nuove occasioni di incontro con tutti i linguaggi ir/ritati degli stati modificati; predisporre adeguati strumenti di studio e di ricerca; favorire la diffusione di ogni linguaggio che possa in qualche modo arricchire un pensiero creativo e divergente. A tal fine abbiamo dato vita a un archivio di ricerca informatizzato. Con questa banca dati ci proponiamo di raccogliere tutte quelle scrizioni, scritture, disegni, registrazioni, sogni,  poesie ed altre testimonianze di torsioni reclusive ed esperienze di stati modificati, che già da più parti ci vengono inviate. Vorremmo raccogliere questo materiale prezioso e negletto dalla società omologata per consentirne una valorizzazione culturale estranea al linguaggio psichiatrico e ad ogni altro discorso di squalifica.
Naturalmente, caro lettore, quanto sopra scritto è in primo luogo un invito che ti rivolgiamo a farci dono di qualche tua esperienza personale o di qualche segnalazione per il nostro archivio.
Gli Autori